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Come ci gioco con questo?

March 27, 2017

 

Il gioco con l’arte si compone sempre di due fasi: quella della conoscenza e quella dell’esperienza. Non è detto che le fasi si collochino in quest’ordine così come non è detto che si diano separatamente: molto spesso infatti l’esperienza è motivo di conoscenza e viceversa.Quando i bambini incontrano un’opera d’arte entrano in contatto con un complesso reticolo di esperienze e conoscenze. Da un lato la datità di quest’opera, il suo contenuto, il suo risultare circoscritta per via formale e storica, il suo presentarsi a noi come un oggetto, ora mobile ora fisso, ora chiuso ora aperto. Dall’altro stanno invece tutte le suggestioni e le reazioni che l’opera può provocare: la sua disponibilità a farsi abbracciare dallo sguardo, dalla mente e dai sensi; il suo lasciarsi da questi reinterpretare; la sua intrinseca virtualità di sollecitare nuove opere, nuovi discorsi, nuovi attraversamenti.

 

 

Posto di fronte all’opera d’arte, il bambino solitamente riconosce da subito questo duplice binario: e alla domanda “cos’è?” si affianca sempre l’altrettanto legittima domanda “cosa posso farne?”, ossia “come ci gioco con questo?”. Il movimento della conoscenza e quello dell’esperienza sono per il bambino due momenti indissolubili, mischiati, amalgamati tra loro. E la parola chiave è appunto “giocare”: avvicinare un oggetto in vista di una sua animazione, di una sua trasformazione, di una sua traduzione in una attività concreta, globale. Scriveva Bruno Munari: “Con il gioco il bambino partecipa globalmente; al contrario, se ascolta si distrae perché continua a pensare ad altre cose”.

 

 

 

Se io gioco con l’arte la mia possibilità di conoscenza si cementa con l’esperienza, e verrà da quest’ultima amplificata. Per questo, nella formula di Labó, nella fisionomia che abbiamo costruito nel tempo di questo atelier per l’infanzia, la linea di continuità tra la visita alla Galleria dei dipinti antichi e le successive attività pittoriche e plastiche è sempre stata fortissima. Al punto tale che nella seconda edizione abbiamo avvertito la necessità di offrire ai bambini quegli strumenti che consentissero loro di riplasmare la stessa iconografia dei quadri, giocando appunto con essa.

Incontrare un’opera significa, sì, assimilare delle esperienze passate, ma anche aggiungere delle esperienze inedite – nella forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi. Durante il laboratorio vero e proprio il passato e l’inedito si mescolano, trovano un riscontro materico, sensoriale, fattivo. Questo genere di meditazione attiva è il risultato della combinazione tra ciò che i bambini esperiscono e ciò che i bambini fanno. E questa cosa accade anche all’artista. Perché anche lui è essenzialmente un giocatore, né più né meno.

 

Roberta Bertozzi

 

 

 

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Estratto dal catalogo

 

ARTE IN GIOCO

Labò / I laboratori didattici nella Galleria dei dipinti antichi

 

a cura di Calligraphie

© Fondazione Cassa di Risparmio - Cesena

Cesena 2016

 

 

 

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