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Un peso cubitale: Francesco Bocchini e Giacomo Cossio

March 7, 2016

Un evento speciale quello di domenica 13 marzo, quando avrà luogo il finissage della mostra Un peso cubitale, bi-personale di Francesco Bocchini e Giacomo Cossio. L’appuntamento è  per le ore 17, con una introduzione critica di Massimo Pulini, artista, storico dell’arte e Assessore alla Cultura del Comune di Rimini, e di Roberta Bertozzi, critica e coordinatrice di Calligraphie.

 

 

 

La mostra, che ha aperto i battenti lo scorso gennaio, è intesa a svelare le affinità presenti nella ricerca dei due artisti, pur nella chiara differenza di procedure e stile.

Nelle sale dell’Ala Nuova del Museo della Città di Rimini sono esposte opere di grande e di piccolo formato, carte e installazioni, che dimostrano, in una continuità di dialogo, come al centro della loro opera stia il medesimo assillo circa la possibilità di rappresentare la realtà secondo un impatto diretto e sostanziale, scansando qualsiasi deriva estetizzante.

Il “peso cubitale” citato nel titolo rimarca proprio la tensione agonistica, muscolare di questo contatto, nel momento in cui la lettura degli artisti non si limita alla superficie delle cose, alla pura sensibilità del dato, ma cerca di scovarne ragioni, dinamiche, origine.

 

 

Una immagine delle sale della mostra

 

L’approccio intensivo con la realtà si verifica nell’opera di Francesco Bocchini attraverso un sistematico rovesciamento dei diktat storici e sociali. L’artista scalfisce la sintassi di ciò che è “assolutamente reale” mettendone in scena il paradosso, la fondamentale schizofrenia. Sia le teche che le sue installazioni meccaniche non fanno altro che suggerire una farsa dell’efficienza strumentale e operativa che costituisce l’orizzonte ideologico dell’epoca moderna.Protesi metalliche, congegni macchinici, vetrine in cui sono esposte le reliquie del presente: alla stregua di elongazioni del sistema queste opere si tengono tuttavia lontane dal farne una deformazione caricaturale, così come dalla tentazione di edificare una retorica a esso alternativa. Piuttosto si collocano docilmente ai suoi lati, implementandone per via parassitaria la già eccessiva produzione – terminando per diventarne l’appendice delirante, la scoria tossica.

 

Francesco Bocchini, I diciassette nomi di Gavrilo Princip

 

In Giacomo Cossio assistiamo invece all’esigenza di concentrare nello spazio ridottissimo della rappresentazione l’esuberante datità dell’esistente. Macchine, ruspe, scavatrici; pezzi di giocattoli e strutture metalliche; ma anche vasi e piante: gli oggetti privilegiati della sua opera, scelti in forza del loro presentarsi come segmenti di un più generale dinamismo fisico, sono installati direttamente sulla tela, brutalmente fusi con essa per blocchi, a cumulo, attraverso impasti e aggregazioni.L’esito sono delle potenti pitto-sculture (perché di pittura e di scultura si tratta insieme, in un solo gesto); conglomerati in cui risalta soprattutto la sua fascinazione per i valori cromatici e plastici della materia, che vengono addizionati e poi subitaneamente, tramite quella facoltà di stilizzazione così tipica del fare artistico, destituiti di profondità, rastremati fino a coincidere con l’esigua, sintetica conformazione di un archetipo.

 

Giacomo Cossio, Quasi un quadro

 

Durante il finissage verrà anche presentato il catalogo che raccoglie gli atti della mostra, edito da Calligraphie nella collana di arte contemporanea IN-PLANO. Si tratta di un leporello stampato in duecentocinquanta esemplari di cui trenta contenenti un’opera su carta realizzata e firmata dagli artisti.

 

IN-PLANO: http://bit.ly/1KFKPGj

 

 

→ FRANCESCO BOCCHINI GIACOMO COSSIO

UN PESO CUBITALE

finissage della mostra DOMENICA 13 MARZO / h 17

 

Ala Nuova del Museo della Città di Rimini

Via Luigi Tonini 1, Rimini

www.calligraphie.it

calligraphie@calligraphie.it

 

 

 

 

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