© all rights reserved CALLIGRAPHIE | #CalligraphieArte #ContemporaryArtbooks

follow us → 

  • Facebook - Black Circle
  • Twitter - Black Circle
  • Google+ - Black Circle
  • YouTube - Black Circle
  • Instagram - Black Circle

Ideato da Calligraphie, EDEL è un “semestrale di pratica cristallina”, inteso a mettere a fuoco esperienze, traiettorie e ipotesi teoriche che si fanno portatrici di uno scarto di prospettiva rispetto al presente e che per questo motivo si trovano spesso costrette ai margini della cultura mainstream.

 

La rivista si presenta come un oggetto ibrido, che sta fra la ricerca e la proposta operativa, l'opera d'arte e il suo racconto, con contributi che toccano i più disparati ambiti e che ragionano sulle arti e le letterature contemporanee sempre nella forma di un osservatorio empirico, mobile, calibrato sulle sperimentazioni attuali e insieme dotato della giusta distanza per rintracciare tutto ciò che in ragione della sua immediatezza si nega al nostro sguardo.

 

Il modello di riferimento è rappresentato dalle riviste primo-novecentesche, dove riflessione critica e urgenza espressiva convivono simultaneamente nel medesimo spazio. Ciascun numero riporta infatti sul retro un’opera-manifesto in funzione di sintesi iconica dei contenuti, il cui tratto può spaziare dal disegno all’incisione, dalla fotografia all’autografo poetico. Della stessa opera vengono poi di volta in volta realizzate dagli artisti delle ulteriori rielaborazioni, attraverso la creazione di monotipi e di stampe in serie numerate.

numero 0
manifesto per il contemporaneo

anno I – ottobre 2013 

Che sentimento abbiamo del presente? Quali prospettive per le arti e le letterature dei nostri tempi? E se vi sono delle strade che sentiamo esaurite, in che direzione occorrerebbe volgerci? Questi, in parte, gli interrogativi con cui sono stati chiamati a confrontarsi gli autori del numero 0 di EDEL, sollecitati dalla richiesta di formulare, ricalcando il modello dei manifesti primo-novecenteschi, delle precise indicazioni teoriche e operative.
Con l’inatteso risultato che più la domanda verteva sul contemporaneo, più le risposte, quasi in sistematico contrappunto, si precisavano rievocando una temporalità di segno diverso, del tutto inattuale. In molti casi giungendo persino a riscattare alcuni elementi, certe strutture etiche ed estetiche, che il pensiero moderno, fin dai suoi esordi, aveva risolutamente negato, perché giudicati incompatibili con la sua visione progressista e futurante.
Passando in rassegna i vari interventi di questo numero, il contemporaneo finisce per assumere le fattezze di ciò che è remoto, e viceversa. C'è tutto un reticolo semantico, un intreccio di chiari nomi, che ne dà esplicita testimonianza: parole come disciplina, pratica, ethos, archeologia, civiltà, integrità, ricostruzione, si ripercuotono nei testi, attestando un cambiamento del senso di marcia, rivendicando una presa di distanza dal dinamismo vuoto, dall’insensatezza, da quelle logiche individualistiche e irrazionali che dominano il secolo.
In sintesi, ogni atto creativo che voglia dirsi tale non può prescindere da un fondamento di rigore, di totale dedizione, da una professione di resistenza contro la volgarità imperante. E sempre riconoscendo il nesso che lega ogni possibilità espressiva al complesso di pratiche – le tradizioni – che la precedono e la informano. Perché, come scrisse Simone Weil, “il futuro non ci porta nulla, non ci dà nulla; siamo noi che, per costruirlo, dobbiamo dargli tutto, dargli persino la nostra vita. Ma per dare bisogna possedere, e noi non possediamo altra vita, altra linfa che i tesori ereditati dal passato e digeriti, assimilati, ricreati da noi”.
È esclusivamente entro questi termini che si colloca oggi la nostra azione, il nostro compito.

 

 

Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero:
Roberta Bertozzi, Francesco Bocchini, Massimiliano Fabbri, Federico Guerri, Giampiero Guerri, Gian Ruggero Manzoni, Mimmo Paladino, Giancarlo Pontiggia, Massimo Proli, Andrea Temporelli, Ida Travi, Marco Hazo Zavalloni

Traduzioni di Serena Todesco

 

Progetto grafico e impaginazione
LampeStudio – Cesena

 

 

SFOGLIA ON-LINE UN ESTRATTO DEL NUMERO >

L’opera manifesto è di Francesco Bocchini

Della stessa opera sono stati realizzati per Edel 10 monotipi firmati dall’artista e una incisione all’acquaforte, stampata con torchio a braccia e tirata in 39 esemplari, presso l’atelier F.&G. Guerri – Cesena, nel mese di ottobre 2013

numero 1
chi comunica che cosa a chi

anno II – aprile 2014 

Inutile dirlo: la comunicazione è la struttura di pensiero oggi dominante – un paradigma così forte da aver riformulato la stessa soggettività. Perché è solo ed esclusivamente attraverso la comunicazione che si decide del nostro statuto identitario. Comunico dunque esisto. Mi esprimo dunque sono. L’atto di parola ha esaurito il suo valore denotativo, e insieme quello dialettico, per trasformarsi in una specie di prolungamento dell’individualità, una sua mera funzione. Con il risultato paradossale che più il discorso si dilata, attraverso un’eccedenza di canali, di verbalità profusa, di libertà d’espressione, più esso viene sottratto agli uomini – più si parla, più di tutto quanto il detto (e il dicibile) non rimane altro che un vago e indistinto brusio.
Il titolo d’apertura di questo numero, “Chi comunica che cosa a chi”, è in realtà una domanda, nella quale a essere messi in gioco sono sia gli attori dell'istanza dialogica che il suo contenuto – termini essenziali di ogni possibilità discorsiva, e tuttavia disconosciuti dalle retoriche che plasmano la nostra epoca. A partire da questo interrogativo, e da due stralci teorici, rispettivamente di Jean-Luc Nancy e Roland Barthes, gli autori hanno sondato tutto uno spettro di circostanze in cui la comunicazione finisce per dimostrare il suo artificio.
Si va dal rilievo di un residuo nascosto nelle pieghe del linguaggio (Bertozzi), alla necessità, quasi ontologica, del silenzio (Di Palmo), all’ipotesi di una sfumatura cromatica per ogni tipo di enunciato (Lagani), alla constatazione di un egotismo linguistico (Tarsi), al feticismo autoreferenziale innescato dai social network (Torcellini), per giungere infine alla poesia, lingua radicalmente altrarispetto all’ordine discorsivo attuale (Ceni), e proprio per questo costantemente emarginata (Ritrovato).
Un mosaico di riflessioni, in cui spiccano due tendenze abbastanza nette: da una parte la convinzione che possa darsi un’alternativa all’eloquenza di massa e spettacolare; dall’altra il recupero del silenzio come pratica, sorta di grado zero o zona amorfa del linguaggio in cui si situano tutte le lacune, le intermittenze, l’inespresso che forma la nostra esistenza. In entrambi i casi, la sollecitudine è diretta al come ricostruire, nel marasma di connessioni e informazioni che ci circonda e ci attraversa, una posizione linguistica autentica.

 

 

Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero:
Roberta Bertozzi, Francesco Bocchini, Alessandro Ceni, Massimiliano Fabbri, Federico Guerri, Chiara Lagani, Pasquale Di Palmo, Massimo Proli, Salvatore Ritrovato, Mirco Tarsi, Daniele Torcellini, Daniele Casadio, Marco Hazo Zavalloni

Traduzioni di Serena Todesco

 

Progetto grafico e impaginazione
LampeStudio – Cesena

 

 

SFOGLIA ON-LINE UN ESTRATTO DEL NUMERO >

L’opera manifesto è di Federico Guerri

Della stessa opera sono stati realizzati per Edel 10 inchiostri originali firmati dall’artista e una incisione all’acquaforte, stampata con torchio a braccia e tirata in 39 esemplari, presso l’atelier F.&G. Guerri – Cesena, nel mese di settembre 2014

Presentare o rappresentare? Quale dovrebbe essere oggi il compito degli artisti? A fronte di una realtà che è stata progressivamente eclissata dal suo doppio mediatico e spettacolare, da tutto un sistema di immagini, merci e modelli che pretende di valere per ciò che designa, si può ancora parlare di mimesis?
Nel contesto attuale le arti e le letterature rischiano spesso di presentarsi come scritture secondarie sul corpo di una realtà che si sottrae all’interpretazione, quasi che il suo centro nevralgico fosse loro interdetto. Già Mario Luzi, in una poesia del 1978, aveva denunciato l’impossibilità di un’aderenza all’esperienza sensibile, di una narrazione a ridosso dei tempi: circostanza da attribuire non tanto a una povertà strumentale degli artisti quanto alla nuova configurazione assunta dal mondo moderno, un mondo in cui il senso è divenuto frammentario, obliquo, reversibile.
Come connettere nuovamente la realtà alla rappresentazione? Gli autori del secondo numero di Edel hanno ragionato su questo tema, indicando diverse prospettive: dalla necessità di una riconversione dei simulacri contemporanei in simboli, in figure sostanziali e dense di significato (Morasso); all’esigenza di ripensare il reale come “un organismo in divenire, in attesa”, e non come una datità inerte, esanime (Piccini); all’impressione che solo mancando lo stato attuale delle cose, solo rifiutandosi di aderire alla finzione generalizzata, possa scaturire qualcosa di autentico (Bertozzi); all’ipotesi di un ritorno a una matrice unitaria di spirito e materia, contro la deriva scientista e utilitaristica degli ultimi secoli (Manzoni e Galliani); a una riflessione sull’inganno mimetico operato dai più recenti format televisivi (Torcellini); per finire col rilievo di come nelle arti contemporanee contenuti e idee abbiano ceduto il passo a un vacuo esercizio “creativo”, a una pura ginnastica stilistica (Pulini).
Ciò che emerge dall’insieme degli interventi è la volontà di restituire alla rappresentazione il suo compito poetico, cioè la sua capacità di comprendere e trasformare l’orizzonte entro cui viviamo.

 

 

Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero:
Claudio Ballestracci, Roberta Bertozzi, Francesco Bocchini, Paolo Buzzi, Omar Galliani, Federico Guerri, Giampiero Guerri, Gian Ruggero Manzoni, Massimo Morasso, Daniele Piccini, Massimo Proli, Massimo Pulini, Daniele Torcellini

 

 

Progetto grafico e impaginazione
LampeStudio – Cesena

 

 

SFOGLIA ON-LINE UN ESTRATTO DEL NUMERO >

numero 2
realtà e rappresentazione

anno II – ottobre 2014 

L’opera manifesto è di Massimiliano Fabbri 

Della stessa opera sono stati realizzati per Edel 10 monotipi formato 66x96 e una serie di stampe formato 20x30, originali e firmati dall’artista

 
 
 
 

EDEL

semestrale di pratica cristallina

Alcune immagini delle presentazioni della rivista

L’opera manifesto è di Claudio Ballestracci

Della stessa opera sono state realizzate per Edel 10 varianti incise su lastre in rame vetronite, numerate e firmate dall'artista, nel mese di marzo 2015

Questo numero di Edel è interamente dedicato alle riflessioni e ai contenuti emersi durante la settima edizione di Màntica, festival della Socìetas Raffaello Sanzio, per la direzione artistica di Chiara Guidi, tenutosi al Teatro Comandini di Cesena nel dicembre 2014. La scelta di raccogliere parte degli atti di pensiero della rassegna, che da quest’anno converte la sua natura in osservatorio sperimentale sulle arti e sulle dinamiche della loro ricezione, nasce nel solco di una urgenza teorica condivisa, che riguarda la questione della leggibilità dell'opera. Partendo dalla metafora della Stele di Rosetta, la cui decifrazione fornì la chiave interpretativa dei geroglifici, e dalla considerazione del filosofo Friedrich Schlegel, secondo il quale questa scoperta avrebbe determinato un impoverimento dell’arte combinatoria della fantasia, la domanda verte sulla possibile esistenza di pratiche alternative, che scostandosi dal modello analitico – la pura e semplice decodificazione del messaggio – mettono a fuoco un diverso perimetro, una modalità di avvicinamento al fatto artistico capace di conservare tutta quella complessità di segni e sensi che esso è in grado di sprigionare. Alcuni degli studiosi invitati, cui era stato assegnato anche il compito di proporre il lavoro di altrettanti artisti, hanno proseguito con noi il dialogo, ragionando sulla relazione che passa tra opera, interprete e spettatore, indagando quella soglia che si pone tra la percezione di una immagine e la sua dicibilità. Detto altrimenti: come declinare l’impressione in struttura di pensiero, senza scadere in un bieco formalismo? È ancora necessaria una mediazione critica per incontrare l'opera? E se sì, in che termini dovrebbe esplicarsi la sua azione? Quale differenza passa tra la leggibilità dell'opera e la sua intelligibilità, tra lettura e interpretazione? Può l'opera farsi ascoltare indirettamente, entrando in un sistema di partecipazione, intercambiabilità, circolarità senza tuttavia rinunciare alla sua distanza?

 

 

in collaborazione con
Socìetas Raffaello Sanzio
Màntica | Stele di Rosetta
7° edizione - dicembre 2014

 

Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero:
Claudio Ballestracci, Roberta Bertozzi, Francesco Bocchini, Maria Donata D'Urso, Chiara Guidi, Giovanni Leghissa, Simone Menegoi, Sandro Pascucci, Enrico Pitozzi, Massimo Proli, Daniele Torcellini, Italo Zuffi

 

Progetto grafico e impaginazione
LampeStudio – Cesena

numero 3
la leggibilità dell'opera d'arte

anno III – aprile 2015 

L’opera manifesto è di Paolo Buzzi.

Della stessa opera sono state realizzate per Edel 10 carte a tecnica mista, numerate e firmate dall’artista.

“È in noi che i paesaggi hanno paesaggio”. Questo aforisma di Fernando Pessoa descrive in modo efficace il campo di indagine del quarto numero della rivista Edel. Una indagine che nel tentativo di mettere a fuoco la nostra attuale percezione del paesaggio, termina per disegnare anche il profilo dell’umano – l’insieme delle sue utopie e delle sue proiezioni. Se abbiamo scelto come titolo la dicitura “Paesaggi / Landscapes” è proprio per sottolineare questa connessione, nel momento in cui il termine ‘landascape’ precisa proprio la dimensione culturale, soggettiva, plasmatrice che si innesta allo spazio di natura. Ogni varco, ogni scenario risulta già da sempre codificato dalla presenza umana – è inscindibile dal nostro abitare il mondo, vuoi appropriandocene in misura più o meno indebita, vuoi rispecchiandoci in esso, cercando in esso dimora ed orizzonte.

Questo avvertimento di una stretta relazione tra soggetto e territorio emerge pressoché in tutti i contributi degli autori che hanno collaborato alla redazione della rivista: da Massimo Pulini, che nel suo intervento sottolinea la continuità tra il canone pittorico del paesaggio e le mutazioni di questa visione, a Salvatore Ritrovato, che ne delinea l’oscillare tra l’argine etico e quello estetico, attraverso la rappresentazione che di volta in volta ne hanno dato i poeti; da Stefano Mazzotti, autore di un excursus su quella che è la lettura scientifica del paesaggio, a partire dal vedutismo del primo Seicento fino alla landscape ecology e al remote sensing, a Sandro Pascucci, che rovescia per via dialettica il nostro approccio a questo tema passando dalla sensibilità del paesaggio al paesaggio della sensibilità; per concludere con Daniele Torcellini, che rileva la falsificazione mediatica di ciò che intendiamo per “luogo naturale”, Roberta Bertozzi, che a partire da alcuni versi di Andrea Zanzotto recinge l’ambito di praticabilità del paesaggio nella coscienza contemporanea, e Pablo Georgieff del collettivo francese COLOCO, autore di un coinvolgente racconto che riguarda un’azione di guerriglia ambientale.

La molteplicità delle angolazioni sembra convergere verso un solo centro: il paesaggio come metafora della nostra stessa esistenza – spazio dove si installano le nostre memorie e dove si aprono nuove prospettive – fino al punto in cui non sarà più possibile distinguere quale confine separi la cornice dal gesto che in essa affonda, lo spazio da ciò che in esso cristallizza come evento.

 

 

in collaborazione con
BIENNALE DISEGNO RIMINI

2ª edizione | aprile/luglio 2016

 

 

Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero:

Claudio Ballestracci, Roberta Bertozzi, Francesco Bocchini, Benedetta Calisesi, Pablo Georgieff, Stefano Mazzotti, Sandro Pascucci, Massimo Proli, Massimo Pulini, Salvatore Ritrovato, Daniele Torcellini

 

Progetto grafico e impaginazione
LampeStudio – Cesena

numero 4
paesaggi / landscapes

anno III – ottobre 2015 

 
numero 5
racconti del notturno

anno IV – aprile 2016

In questo numero il campo di indagine prende le mosse da tre elementi che si collocano nel perimetro di ciò che potrebbe essere definito il non-umano: tali elementi sono la dimensione notturna, il regno animale e il mondo dell’oggettività, delle cose. La nostra ipotesi è che questa costellazione possa essere condensata all’interno di un preciso paradigma, ossia il perturbante, Das Unheimliche, termine che esprime soprattutto la disposizione soggettiva di fronte a queste alterità, la specifica sensazione che provocano in noi: un sentimento di fascinazione e insieme di repulsione, l’avvertimento di una matrice che ci accomuna ad esse e che allo stesso tempo da esse ci estranea.

La materia notturna, gli animali e gli oggetti, intesi dunque come incarnazioni di questo movimento psichico, nonché come fenomeni che vanno a occupare una virtualità della percezione e del meccanismo conoscitivo umano.

La scelta del titolo Racconti del notturno discende dalla peculiarità di molti tra i contributi che gli autori ci hanno fatto pervenire. Perché nell’insieme ciò che trova spazio nelle pagine di questo numero di Edel sono delle tracce di vissuto, una mise à nu della propria esperienza intellettuale e sensibile, che testimonianocome questa sfera della percezione umana si dimostri restia all’analisi. Detto altrimenti, per descrivere il perturbante occorre attraversarlo.

D’altra parte la modernità, con tutte le sue armi analitiche, ha sempre arginato il perturbante in una distanza che si propone più come una zona di sicurezza che non come un campo di tensione, riconducendo questa possibile esperienza a uno stato patemico del soggetto.

In sostanza, ciò che i nostri tempi negano risolutamente è la “tenebrosità” strutturale del mondo sensibile, quel dualismo, quella situazione di spaesamento che è in grado di scatenare. La domanda è se le arti figurative, la poesia, il cinema, il teatro, la musica siano ancora capaci di mantenere un contatto con questa dimensione; se ancora esse rappresentino delle pratiche destinate a metterci in relazione con “tutto ciò che potrebbe restare segreto, nascosto e che è invece affiorato” (Schelling).

 

 

in collaborazione con

SANTARCANGELO DEI TEATRI

08 - 17 07 / 2016

 

 

Hanno collaborato alla realizzazione di questo numero:

Claudio Ballestracci, Roberta Bertozzi, Francesco Bocchini, Silvia Bottiroli, Davide Brullo, Pasquale Di Palmo, Massimo G. Eusebio, Paolo Febbraro, Giancarlo Pontiggia, Massimo Proli, Daniele Torcellini, Alberto Zanchetta

 

Progetto grafico e impaginazione
LampeStudio – Cesena

L’opera manifesto è di Denis Riva.

Per questo numero di Edel l’artista ha realizzato inoltre 5 manifesti originali e 10 carte stampate a mano da matrice in linoleum