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LO SDRUCCIOLO CUORE CHE IN ME È RIBELLE
Letture da poetesse del Novecento
Voce: Roberta Bertozzi
Musiche: Giampiero “Unda” Cignani
Scena: Giordano Giunta
a cura di Calligraphie
Il verso sdrucciolo è quello che contiene una sillaba in più rispetto alla sua misura canonica. Seguendo la metafora di Amelia Rosselli il “cuore sdrucciolo” è il cuore colpito da extrasistole, da una pulsazione anomala, eccedente la normale routine cardiaca. Un battito maggiorato, un tracimare, un dispendio. Ecco, la poesia scritta da donne mi sembra spesse volte essere preda di questa aritmia, di questa sillaba ulteriore su cui si gioca una disposizione altra verso l’esistente, verso ogni minuscolo e ogni vasto, ogni regale essere che abita questo mondo. Nei versi di Marina Cvetaeva, Anna Achmatova, Amelia Rosselli, Sylvia Plath, Fernanda Romagnoli accade questo oltre della voce, questa accoglienza senza limite, totalizzante, distinta sul piano fisiologico come su quello intellettivo – non ponendosi alcun argine tra queste due dimensioni: il pensiero del corpo e il corpo del pensiero sono in queste autrici una cosa sola. A volte la loro parola è vero e proprio combustile, la dizione bruciante. A volte, per restituirne il calibro, la potenza iniziatica e inaudita, è necessario farsi ospiti, silenti e sconcertati, presenti solo d’ascolto – è necessario diminuire.
R. B.
